giovedì 8 dicembre 2016

Il fenomeno del precariato pubblico siciliano. Dicembre 2016. La strenna natalizia

Le solite manovre di fine anno del Governo regionale per non affrontare con serietà e competenza il fenomeno del precariato pubblico siciliano dopo quasi 30 anni di legislazione regionale abusiva e in contrasto con la normativa comunitaria e nazionale vigenti in matreia di lavoro a termpo determinato.




Non abbiamo bisogno di proroga dei contratti a tempo determinato, in scadenza al 31 dicembre 2016! Già c'è fino al 31 dicembre 2018, ed è stata concessa dallo Stato italiano con la Legge di stabilità dello scorso anno” (secondo quanto affermato dal dott. Baccei, ai sensi dell’art 1, comma 426, della Legge 23 dicembre 2014 n. 190).

Secondo la legislazione nazionale vigente, invece, a mio modo di vedere, abbiamo bisogno, come negli anni passati, di deroghe alla proroga finalizzata prescritta dal Decreto D'Alia ( cioè art 4, commi 6, 6 quater, 8, 9 e 9 bis, del Decreto Legge 31 agosto 2013 n. 101, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 ottobre 2013 n. 125 e s. m. i.) in considerazione delle limitate capacita'assunzionali ( il tourn over) di ciascun Ente e ai numerosi vincoli finanziari vigenti. Altrimenti in Sicilia, nessun Ente potrà legittimamente prorogare i rapporti di lavoro a tempo determinato, fino al limite massimo del 31 dicembre 2018. È le deroghe ai vincoli finanziari possono essere concesse solo dallo Stato italiano, non certamente dalla Regione.

Il dott. Baccei, stante che tale assunto è pacifico, lo dovrebbe sapere benissimo, in considerazione del ruolo che ricopre, all’interno del Governo regionale. Il dott. Baccei dimostra, in ogni occasione, che in materia di lavoro pubblico brancola nel buio più fitto ed è quindi inattendibile. A causa di questa sua ignoranza, in materia di proroga e/o rinnovo dei contratti di lavoro a termine nel pubblico impiego ( la legislazione vigente anche in Sicilia è di competenza nazionale, ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett l) della Costituzione) la maggior parte dei precari siciliani rischia, sicuramente, di non avere prorogato il rapporto di lavoro in scadenza il 31 dicembre 2016 e di conseguenza rischia il posto di lavoro.

Pertanto, è opportuno, fare un riepilogo di ciò che succederà, a legislazione vigente, alla categoria dei precari siciliani del pubblico impiego.
La Legge 23 dicembre 2014 n. 190, all’art 1, comma 426, sposta le procedure per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, al 2017/2018 e contemporaneamente per questa finalità può essere fatta la proroga. Infatti richiama il Decreto Legge 31 agosto 2013 n. 101, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 ottobre 2013 n. 125 e s. m. i.,  art 4 commi 6, 8 e 9. Ciò significa che possono essere prorogati soltanto coloro che sono stati inseriti nel fabbisogno triennale del personale ed i relativi Enti  hanno le risorse assunzionali (turn over) per stabilizzare entro il 2018.

Tutti gli altri dipendenti precari, se non verrà approvato un emendamento di modifica ed integrazione della legislazione vigente in materia ( possibile solo con un intervento del Governo italiano nel Decreto milleproroghe di fine anno, ovviamente se si intende intervenire entro l’anno 2016), per le deroghe ai vincoli finanziari, il 1 gennaio 2017, potrebbero non avere la solita proroga dei contratti a termine in scadenza e quindi potrebbero rimanere a casa. 
Enti in dissesto finanziario e pre dissesto, Enti che non hanno rispettato il saldo di bilancio per la partecipazione agli obiettivi di finanza pubblica. Compresi gli Enti che non hanno risorse assunzionali per stabilizzare in questi due anni ( mancanza di risorse e tourn over) ed anche i precari delle ex provincie regionali, anche se per le Province, dopo la bocciatura delle modifiche costituzionali, ci sarebbero tantissime questioni da riconsiderare, in materia di funzioni e di personale.

Ovviamente,  la  proroga  al  31 dicembre 2018  è  possibile,  a legislazione vigente, solo se  è  finalizzata  alla  stabilizzazione  dei rapporti di lavoro precari  e  avviene il loro inserimento  nella  programmazione  triennale  del fabbisogno di personale 2016 -2018. Tutte  le  altre  proroghe  necessitano di  deroghe  nazionali. Soprattutto  nel caso  dei Comuni  in dissesto finanziario, laddove  la  Regione Siciliana viene autorizzata  a finanziare  il  100 % della  spesa da sostenere  per  la  proroga  dei contratti a termine, anche se in questo caso una norma strutturale di cui all’art 259, comma 10, del TUEL ( Decreto Legislativo 18 agosto 2000 n. 267 e s. m. i.) ci potrebbe venire in soccorso. Ribadisco  che  continuare  così non  ha  alcun senso,  oltre  a  violare  la  normativa comunitaria e  nazionale  vigenti in materia di lavoro a tempo determinate ( violazione della Clausola n. 5 della Direttiva n. 70/1999/CE).

Per  quanto riguarda, invece, la  soluzione strutturale  proposta  dal  dott Baccei (foto qui affianco) e cioè la  trasformazione della Resais SpA in Ente  pubblico  consortile, per  poi  fare transitare  i dipendenti precari siciliani dentro  questo  contenitore, questa soluzione appare  impraticabile  per  le seguenti  motivazioni:

1. violazioni  di  Direttive comunitarie vigenti in materia di  somministrazione di lavoro, di  Agenzie di somministrazione lavoro  e forniture di  manodopera  a Enti pubblici (Direttiva comunitaria  n 104/ 2008/UE, Direttiva Comunitaria  n 24/ 2014 /UE e Decreto Legislativo 2 marzo 2012  n 24 per  citare alcune norme superiori violate);

2. aumento  di spesa  pubblica  e quindi  di  costi aggiuntivi  di  gestione, per  quasi 22 mila  soggetti  aventi  diritto e  appartenenti,  secondo  la  linea  errata  del Governo regionale,  al  bacino del precariato pubblico siciliano di  almeno  200 milioni di euro; 

3. palese  violazione  dei  Contratti  Collettivi nazionali di lavoro,  in questo  caso  dei Comparti  del  pubblico impiego, in luogo  dell'applicazione  ai  dipendenti precari siciliani  di  un Contratto  aziendale  Cucal  Resais, cioè  il contratto  aziendale  che già si applica  ai dipendenti in servizio alla  Resais SpA.



Di contro la soluzione migliore, logica e legittima da concordare e integrare attraverso il confronto con lo Stato italiano mi sembra la seguente:
1. istituzione del  ruolo  unico regionale ad esaurimento, nel  quale  fare  confluire  i dipendenti precari siciliani, che  a seguito  delle  procedure di  stabilizzazione adottate dagli  Enti, non  trovano entro il 31 dicembre 2018,  collocazione  nella programmazione triennale del fabbisogno di personale; 

2. istituire  un  Fondo  ordinario, che  finanzia  strutturalmente  e annualmente (in sostituzione  del  Fondo  straordinario  per  compensare  gli  squilibri  finanziari derivanti dall'abrogazione  della  legislazione  regionale  previgente  dopo  l'art  30 della  Legge Regionale 28 gennaio 2014  n  5 e gli  effetti  sulla  spesa  del  personale) l'onere  della Regione Siciliana  per  la  propria  compartecipazione  alla spesa  per  finanziare  i contratti di lavoro,  a seguito della  stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari; 

3. applicazione  dell'art  30  sulla spesa  a carico  del  bilancio della Regione per  ogni singolo  lavoratore  fissata  per  legge  al 31  dicembre 2013  (norma  non applicata e disattesa  dalla  Regione dal 2014 );

4. inserimento  dei  dipendenti  precari siciliani,  temporaneamente  collocati  nel ruolo unico  regionale ad esaurimento, a seguito  della  cessazione  dei  rapporti di lavoro di ruolo  negli  Enti  pubblici. In questo modo  l'assegno  riassorbibile  dei dipendenti cessati nell’anno di riferimento  costituisce  il risparmio  finanziario della Regione Siciliana, non più  tenuta a  corrispondere  annualmente il finanziamento dal  Fondo ordinario  ad hoc  istituito  nel  proprio  bilancio. 

In definitiva, questa  sembra una  delle soluzioni  più  concrete, senza  alcun aumento di spesa per il bilancio della Regione, una soluzione eccezionale e irripetibile per un problema eccezionale che in Sicilia, è rappresentato dal fenomeno del precariato pubblico siciliano.


Dott. Gaetano Aiello


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mercoledì 30 novembre 2016

REFERENDUM, L'INGANNO - La banca Jp Morgan chiede al governo di distruggere la nostra costituzione troppo democratica contro le tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori e la licenza di protestare!



Per colpa delle idee socialiste inserite nelle nostre costituzioni, secondo Jp Morgan, non si riescono ad applicare le necessarie misure di austerity:
“I sistemi politici e costituzionali presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche.

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Referendum il NO dei Giudici e Costituzionalisti





Referendum brogli all'estero




Referendum sulla Costituzione del 4/12/2916, tutti i video








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domenica 27 novembre 2016

ARS - COMMISSIONE QUINTA - Cultura, formazione e lavoro. Si ritorna a parlare dei ddl n. 741 e n. 742 sul precariato pubblico siciliano.


COMMISSIONE QUINTA - Cultura, formazione e lavoro.

VERBALE DEL 9 NOVEMBRE 2016.


ORDINE DEL GIORNO:
1. Audizione dell'Assessore regionale per le autonomie locali
e la funzione pubblica e dell'Assessore regionale per
l'istruzione e la formazione professionale in materia di
funzionamento degli istituti scolastici superiori di II grado
nonché in materia di servizi socio assistenziali nel
territorio del libero Consorzio di Enna;

2. Audizione dell'Assessore regionale per i Beni culturali e
l'identità siciliana e del Presidente regionale di
Legambiente Sicilia in merito alla composizione del Consiglio
regionale dei beni culturali;

3. Esame per il parere sulle parti di competenza del
Documento di economia e finanza regionale (DEFR) per gli anni
2017/2019;

4. Esame per il parere per le parti di competenza del disegno
di legge n. 1264 Assestamento del Bilancio di previsione per
l'esercizio finanziario 2016 e per il triennio 2016/2018.
Variazioni al Bilancio di previsione per l'esercizio
finanziario 2016 e per il triennio 2016/2018 .


Presidenza del Presidente onorevole Marcello Greco
V Commissione Lavoro dell’Assemblea Regionale Siciliana

La seduta inizia alle ore 11.25.


L'on. VENTURINO, a proposito del lavoro precario,
rievoca i disegni di legge nn. 741 e 742 recanti la
propria firma e ne chiede la reiscrizione all'ordine del
giorno di questa Commissione.

Il PRESIDENTE costata che i suddetti disegni di legge
furono già trattati in passato dalla Commissione e che
l'istruttoria fu inibita dal sopraggiungere di rilievi
fortemente critici da parte dell'Esecutivo mediante la
relazione tecnica predisposta su richiesta della
Commissione.

L'on. VENTURINO ritiene che la Commissione debba
chiedere una nuova relazione tecnica aggiornata e
distinta per i due disegni di legge i quali, sebbene
connessi per materia, sono separati l'uno dall'altro.

Si svolge un rapido dibattito tra i Commissari.

Indi il PRESIDENTE accoglie la richiesta dell'on.
Venturino e chiede agli Uffici di inoltrare al Governo
una nuova istanza volta ad ottenere un aggiornamento
delle relazioni tecniche riguardanti i disegni di legge
nn. 741 e 742.

L'on. VENTURINO ringrazia il Presidente.

Il PRESIDENTE precisa che i disegni di legge verranno
calendarizzati solo dopo che giungeranno le nuove
relazione tecniche.



Fonte: ARS

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giovedì 24 novembre 2016

VIDEO - MANIFESTAZIONE CON CORTEO DEI LAVORATORI PRECARI ENTI PUBBLICI REGIONE SICILIA MESSINA - MERCOLEDI 23 NOVEMBRE 2016
















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ARTICOLI e COMMENTI - MANIFESTAZIONE CON CORTEO DEI LAVORATORI PRECARI ENTI PUBBLICI REGIONE SICILIA MESSINA - MERCOLEDI 23 NOVEMBRE 2016

Carissimi,
La libertà figlia della informazione.
ieri a Messina si è dato vita a quella che sarà definita come ultima manifestazione di protesta svolta da chi ha a cuore le sorte dei lavoratori precari.
Oltre a manifestare il forte dissenzo a qualsiasi forma di società di somministrazione lavoro o RESAIS SPA si è detto con forza che non si vogliono più proroghe,  così come da legge della comunità europea e sentenza della stessa Corte di giustizia europea.
Per questi motivi, ALBA, CUB, PEPS, SILPOL e USB hanno consegnato un documento circostanziato e rivendicato i punti  cardini del volantino distribuito ai colleghi che hanno partecipato alla manifestazione.
La Vice Prefetto dott.ssa Mule' ha voluto chiarimenti circa la dinamica sia della possibile stabilizzazione  ad invarianza di spesa e voluto spiegato gli effetti del ruolo unico ad esaurimento,  infine ha chiesto notizie circa la normativa che avrebbe permesso il transito dal pubblico impiego ad una società di somministrazione lavoro o RESAIS SPA che sia. Gli abbiamo spiegato in in questo caso il transito non è consentito a norme attuali in quanto in contrasto con normativa comunitaria che nazionale, che i lavoratori perderebbero il diritto di lavoratori della PA  e con contratto privatistico sarebbero soggetti  al JOB ACT, infine che se autorizzassero queste società ci sarebbe un aumento della spesa che andrebbe da un minimo di 200 ad un massimo di 400 milioni di euro qualora transitassero  20 lavoratori in queste società.
Per quanto sopra la Dott. ssa Mule' presenterà un documento con queste nostre richieste sia al governo nazionale  che regionale e ci informerà delle risposte.
Sarà compito degli organizzatori della manifestazione informarvi  non appena riceveremo la nota prefettizia.
Un mio personale grazie va ai colleghi che hanno partecipato alla manifestazione dimostrando ancora una volta che:
Uniti si vince.

Giovanni Savoca

Tempostretto.it
LA PROTESTA DEI PRECARI ATTRAVERSO LE FOTO DI GIOVANNI ISOLINO



La gazzetta del sud



Normanno.com




SEGUIRANNO I VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE.

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martedì 15 novembre 2016

MANIFESTAZIONE CON CORTEO DEI LAVORATORI PRECARI ENTI PUBBLICI REGIONE SICILIA MESSINA - MERCOLEDI 23 NOVEMBRE 2016 PIAZZA ANTONELLO DA MESSINA – ORE 11,00

Comunicato



Locandina



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domenica 13 novembre 2016

SENTENZE. PRECARI SICILIANI, STOP A UN GRANDE ABUSO DI STATO. ANCHE LA CORTE COSTITUZIONALE SI PRONUNCIA A FAVORE DEI LAVORATORI "INSTABILI" DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE


Non è regolare non assumere oltre i 36 mesi perchè si violano le norme comunitarie. Ora potranno sbloccarsi i ricorsi pendenti al tribunale del Lavoro. Con queste conseguenze.

IL grande abuso di Stato che coinvolge i precari siciliani degli Enti Locali ed Istituzionali della Regione. Si sono rotti gli argini e il fenomeno del precariato pubblico siciliano è esondato e così rischia di procurare un danno salatissimo allo Stato italiano e alla Regione Siciliana. Dopo la sentenza Mascolo del 26 novembre 2014, della Corte di giustizia dell'Unione europea e la sentenza delle Sezioni Unite del 15 marzo 2016 n. 5072 emessa dalla Corte di Cassazione, anche la Corte costituzionale si è pronunciata con la sentenza del 20 luglio 2016 n. 187 a favore dei precari della Pubblica Amministrazione, mettendo così un punto definitivo su una questione trascinatasi da troppi anni, nel caso si verifìchino abusi sul rapporto di lavoro precario. Inoltre, dopo l'Ordinanza del 5 settembre 2016 del giudice di Trapani sull'effettività della sanzione, tramessa alla Corte di giustizia dell'Unione europea e l'Ordinanza del 26 ottobre 2016 del Giudice di Foggia, sulla questione di costituzionalità relativa alla costituzione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro precario che supera i 36 mesi, la situazione del precariato pubblico siciliano, è diventata troppo esplosiva. 

LA SENTENZA 
Ora è assodato che la prassi nazionale di assumere, prorogare e/o rinnovare i contratti dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione (ovviamente anche per i dipendenti precari operanti in Sicilia), oltre i 36 mesi di servizio attuato su posti vacanti, non è regolare. E' illegittima, nel caso di precariato scolastico, perché si basa sui commi 1 e 11, articolo 4, della Legge 3 maggio 1999 n 124, "nella parte in cui autorizza — ha scritto la Corte Costituzionale — in violazione della normativa comunitaria, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, senza che ragioni obiettive lo giustifichino". Questo significa che ora potranno sbloccarsi i ricorsi pendenti presso i tribunali del lavoro, con migliaia di risarcimenti per il personale precario della PA, mentre i giudici potranno sempre disapplicare la normativa interna e, nel rispetto della sentenza Mascolo della Corte di giustizia del 26 novembre 2014, ordinare di conseguenza la stabilizzazione. Ad oggi si calcola che siano 80 mila i precari della Pubblica Amministrazione potenzialmente titolati a far causa allo Stato e destinati ad una facile vittoria. Di questi circa 22 mila lavorano negli Enti Locali ed Istituzionali della Regione Siciliana. Infatti, i lavoratori del pubblico impiego che hanno subito un contratto a tempo determinato illegittimo hanno diritto a un risarcimento "automatico", di un valore che può oscillare da un minimo di 2,5 a un massimo di 15 mensilità, a seconda dell'anzianità di servizio, del comportamento delle parti e degli altri criteri fissati dalle regole sul rapporto di lavoro. Del resto i tribunali del lavoro italiani si erano già adeguati alla sentenza Mascolo, ordinando le stabilizzazioni o procedendo a congrui risarcimenti, anche in linea con quanto deciso di recente dalle sezioni unite della Corte di Cassazione, che ha evidenziato come sia doveroso, in caso di illegittima reiterazione di contratti a termine, corrispondere al lavoratore non solo un'indennità quale risarcimento del danno subito, ma che tale periodo sia computato ai fìni della anzianità di servizio e alla ma- turazione degli scatti di anzianità. A proposito della liquidazione del danno subito dai lavoratori precari, come deciso dalla Corte di Cassazione a sezioni unite, sappiamo che il danno liquidato appare poca cosa, alla luce dell' Ordinanza del 5 settembre 2016 del giudice di Trapani, che proprio sulla effettività del danno ha rimesso la questione alla Corte di giustizia. 

IL PRINCIPIO DI EQUIVALENZA
A tal fine, il giudice chiede "se il principio di Equivalenza menzionato dalla Corte di Giustizia nelle sue pronunce, vada inteso nel senso che, laddove lo Stato membro decida di non applicare al settore pubblico la conversione del rapporto di lavoro (riconosciuta nel settore privato), questi sia tenuto comunque a garantire al lavoratore la medesima utilità, eventualmente mediante un risarcimento del danno che abbia necessariamente ad oggetto il valore del posto di lavoro a tempo indeterminato" Appare fin troppo evidente la non effettività, dissuasività ed energicità del danno riconosciuto dalla Cassazione, per l'abuso di utilizzo dei contratti a termine nella Pa siciliana, bene evidenziato dal giudice di Trapani con grande meticolosità. Nell'Ordinanza del 26 ottobre 2016 del giudice di Foggia, invece, si evidenzia la violazione costituzionale dell'art. 3 della Costituzione e il principio di uguaglianza e non discriminazione, sia rispetto ai lavoratori privati cui si applica la sanzione della costituzione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro precario, rispetto ai dipendenti pubblici delle fondazioni lirico sinfoniche (sentenza Corte costituzionale 11 dicembre 2015 n. 260), che hanno avuto riconosciuto il diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro precario, a seguito della pronuncia della stessa Corte. Secondo il giudice di Foggia, risulterebbe violato in modo particolare l'art. 117, comma 1, della Costituzione, relativo agli obblighi derivanti dai vincoli comunitari, alla Direttiva n. 70/1999/CE, l'art. 4, comma 3, del TFUE, perché lo Stato italiano aveva già rappresentato nella causa Affatato C-3/10 alla Corte di Giustizia (osservazioni scritte del Governo italiano - Avvocatura generale dello Stato al punto 60) che l'art. 5 comma 4 bis, del Decreto Legislativo 6 settembre 2001 n. 368, cioè la costituzione a tempo indeterminato, nel caso di abuso, del rapporto di lavoro precario, veniva integralmente applicato anche a tutto il pubblico impiego. Pertanto, rileva il giudice foggiano, la stessa Corte di giustizia nell'Ordinanza Affatato del 1 ottobre 2010, aveva attestato l'adeguatezza della misura sanzionacoria interna dello Stato italiano, relativa alla costituzione a tempo indeterminato, in caso di abuso.

PAROLA D'ORDINE: ADEGUARSI 
Quindi tutti i tribunali italiani si stanno uniformando (e non potrebbero fare diversamente) alle pronunce delle corti superiori; negli ultimi mesi è lievitato il numero di sentenze emesse che danno ragione ai dipendenti precari abusati. Anche la giurisprudenza siciliana dovrà per forza di cose uniformarsi all'orientamento appena descritto, recependo in toro quelle disposizioni che stanno incidendo sull'intera giurisprudenza nazionale. Si auspica inoltre, sempre da parte dei giudici siciliani, un segnale forte ed unanime contro questo tipo di attività che lo Stato italiano e la Regione Siciliana hanno posto in essere illegittimamente, visto che sono stati parecchi i dipendenti precari siciliani abusati che si sono dovuti rivolgere e si stanno rivolgendo al giudice di Roma, competente per le cause contro lo Stato italiano. Inoltre, i dipendenti precari siciliani, si sono dovuti rivolgere al giudice anche per raggiungere l'obiettivo del rispetto del lavoro e della persona più in generale, gettando le basi per un legittimo riconoscimento dei sacrifìci che ogni giorno sono costretti a compiere, lottando quotidianamente con una parte contrattuale, lo Stato, fino ad oggi troppo forte, che neanche ne riconosce la competenza e professionalità.Tutti precari che per più di 36mesi hanno prestato servizio hanno il diritto, alla costituzione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro precario e a vedersi risarcito il danno morale, oltre a quello economico che gli stessi hanno subito nello svolgimento del rapporto di lavoro precario di quasi 30 anni. Alla luce di quanto sta avvenendo l'invito che possiamo fare al Legislatore regionale, prima di quello nazionale, è quello di affrontare immediatamente, con una norma strutturale e definitiva il fenomeno del precariato pubblico siciliano. Evitare il perpetuarsi dell'abuso di Stato, con conseguenze che per il bilancio della Regione potrebbero avere effetti finanziari disastrosi e sicuramente maggiori di quelli di una stabilizzazione dei rapporti di lavoro precario di quasi 30 anni, ad invarianza di spesa e nel ruolo unico ad esaurimento, utilizzando in modo ordinario le risorse previste dalla stessa nel triennio 2014-2016.
Gaetano Aiello 

Tutti i precari della Pubblica Amministrazione, che per più di 36 mesi hanno prestato servizio presso la Pubblica Amministrazione siciliana, hanno quindi oggi diritto alla costituzione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro e a vedersi risarcito il danno 

I lavoratori del pubblico impiego che hanno subito un contratto a tempo determinato illegittimo hanno diritto a un risarcimento "automatico
11 novembre 2016. Centonove 



 



Fonte: http://forestaliantincendiosicilia.blogspot.it/2016/11/sentenze-precari-siciliani-stop-un.html?spref=fb&m=1


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giovedì 10 novembre 2016

Indizione manifestazione con corteo a seguito di PROCLAMAZIONE STATO DI AGITAZIONE SINDACALE DI TUTTO IL PERSONALE PRECARIO ENTI LOCALI REGIONE SICILIA DEL 27.09.2016. Per mancata convocazione Cabina di Regia prevista con D.P.Reg. n 547 del 16 maggio 2016

Indizione manifestazione con corteo a seguito di PROCLAMAZIONE STATO DI AGITAZIONE SINDACALE DI TUTTO IL PERSONALE PRECARIO ENTI LOCALI REGIONE SICILIA DEL 27.09.2016. Per mancata convocazione Cabina di Regia prevista con D.P.Reg. n 547 del 16 maggio 2016


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sabato 5 novembre 2016

Il grande abuso di Stato che coinvolge i precari siciliani degli Enti Locali ed Istituzionali della Regione.

Si sono rotti gli argini e il fenomeno del precariato pubblico siciliano è esondato e così rischia di procurare un danno salatissimo allo Stato italiano e alla Regione Siciliana.




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martedì 18 ottobre 2016

Convegno Caltagirone del 17/10/2016






Seguono altri video



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